![]()
|
LA STORIA DELLA SANTA |
|
ROSA VENERINI nacque a Viterbo, il 9 febbraio 1656. Il padre Goffredo, originario di Castelleone di Suasa (Ancona), dopo aver conseguito la laurea in medicina a Roma, si trasferì a Viterbo ed esercitò brillantemente la professione di medico nell'Ospedale Grande. Dal suo matrimonio con Marzia Zampichetti, di antica famiglia viterbese, nacquero quattro figli: Domenico, Maria Maddalena, Rosa, Orazio. Rosa fu dotata della natura di intelligenza e sensibilità umana non comuni. L'educazione ricevuta in famiglia le permise di sviluppare i numerosi talenti di mente e di cuore e di formarsi a saldi principi cristiani. All'età di sette anni, secondo il suo primo biografo, Padre Girolamo Andreucci S.I. fece voto di consacrare a Dio la sua vita. Durante la prima giovinezza, visse il conflitto tra le attrattive del mondo e la promessa fatta a Dio. Superò la crisi con la preghiera fiduciosa e la mortificazione. A 20 anni, Rosa si interrogava sul proprio futuro. La donna dei suoi tempi poteva scegliere solo due orientamenti di vita: il matrimonio o la clausura. Rosa stimava l'una e l'altra vita, ma si sentiva chiamata a realizzare un altro progetto a vantaggio della Chiesa e della società del tempo. Spinta da istanze interiori profetiche, impiegò molto tempo, nella sofferenza e nella ricerca, prima di giungere ad una soluzione del tutto innovativa. Negli anni successivi diversi avvenimenti gravi successero alla sua famiglia: la morte del padre, del fratello a soli 27 annie , pochi mesi dopo, lo seguì la madre che non resse al dolore. Nel frattempo Maria Maddalena si era sposata. Rimanevano in casa soltanto Orazio e Rosa che aveva ormai 24 anni e così iniziò a radunare, nella sua casa, fanciulle e donne del vicinato per la recita del Rosario. Capì allora che il Signore la chiamava ad una missione più alta che, gradualmente, individuò nell'urgenza di dedicarsi all'istruzione e alla formazione cristiana delle giovani, non con incontri sporadici, ma con una scuola intesa nel senso vero e proprio della parola. Il 30 agosto 1685, con l'approvazione del Vescovo di Viterbo, Card. Urbano Sacchetti e la collaborazione di due Compagne, Gerolama Coluzzelli e Porzia Bacci, Rosa lasciò la casa paterna per dare inizio alla sua prima scuola, progettata secondo un disegno originale che aveva maturato nella preghiera e nella ricerca della volontà di Dio. Il primo obiettivo era quello di dare alla fanciulle del popolo una completa formazione cristiana e prepararle alla vita civile. Senza grandi pretese,Rosa aveva aperto al prima "Scuola pubblica femminile in Italia". Le origini erano umili, ma la portata era profetica: la promozione umana e l'elevazione spirituale della donna erano una realtà che non avrebbe tardato ad avere il riconoscimento della Autorità religiose e civili. L'inizio non fu facile. Le tre maestre dovettero affrontare le resistenze del clero che si vedeva privato dell'ufficio esclusivo di insegnare il catechismo. Ma la diffidenza più cruda veniva dai benpensanti che erano scandalizzati dall'audacia di questa donna dell'alta borghesi viterbese che prendeva a cuore l'educazione delle fanciulle di basso rango. Rosa affrontò tutto per amore di Dio e con la forza che le era propria e continuò nel cammino che aveva intrapreso, ormai certa di essere nel vero progetto di Dio. Il 24 ottobre 1716 ricevette la visita del Papa Clemente XI che, accompagnato da otto Cardinali, volle assistere alle lezioni. Meravigliato e compiaciuto, alla fine della mattinata, si rivolse alla Fondatrice con queste parole: "Signora, Rosa, voi fate quello che Noi non possiamo fare, Noi molto vi ringraziamo perchè con queste scuole santificherete Roma". Da quel momento, Governatori e Cardinali chiesero le scuole per le loro terre. Rosa non esercitò la sua missione educativa solo nella scuola, ma colse ogni occasione per annunciare l'amore di Dio: confortava e curava gli ammalati, rianimava gli sfiduciati, consolava gli afflitti, richiamava i peccatori a vita nuova, esortava alla fedeltà le anime consacrate non osservanti, soccorreva i poveri, liberava da ogni forma di schiavitù morale. Educare per salvare è diventato il motto che sospinge le Maestre Pie Venerini a continuare l'Opera del Signore voluta dalla loro Fondatrice e ad irradiare nel mondo il carisma della Santa Madre: liberare dall'ignoranza e dal male perchè sia visibile il progetto di Dio di cui ogni persona è portatrice. È questa la magnifica eredità che Rosa Venerini ha lasciato alle su Figlie. Ovunque, in Italia come in altri Paesi, le Maestre Pie Venerini cercano di vivere e di trasmettere l'ansia apostolica della loro Madre privilegiando i più poveri. La Congregazione, dopo aver dato il suo contributo a favore degli Italiani emigrati negli Stati Uniti, fin dal 1909, e in Svizzera dal 1971 al 1985, ha esteso la sua attività apostolica in altri Paesi: in India, in Brasile, in Camerun, in Romania, in Albania, in Cile, in Venezuela e in Nigeria. Rosa Venerini morì santamente nella Casa di San Marco in Roma, la sera del 7 maggio 1728. Aveva aperto più di 40 scuole. Le sue spoglie vennero tumulate nella vicina Chiesa del Gesù, da lei tanto amata. Nel 1952, in occasione della Beatificazione, furono trasferite nella cappella della Casa Generalizia, a Roma.
IL MIRACOLO onguene meyong, nato il 16 ottobre 1992, viveva a Sangmelima (Camerun) con la mamma, Catherine, cinque fratelli e tre sorelle. Gli amici lo chiamavano Topolino. Nel 1997 cominciò a dare segni di malessere fisico: accusava febbre, debolezza e astenia. La mamma credeva si trattasse di malaria e cercò di curarlo come meglio poté. Ma il bambino deperiva a vista d'occhio. Nel 1999 la mamma, procurandosi a fatica i mezzi economici, lo condusse all'ospedale Centrale di Enongal, situato a cinque chilometri dalla città di Ebolawa.
Il 3 giugno 1999 il
bambino si presentava con un ganglio al collo, gonfiore al ventre e pesava solo 19 chilogrammi. Vari furono gli esami a cui Topolino dovette sottoporsi. Ma il gonfiore al collo e al ventre aumentò ancora e i dolori divennero strazianti. La mamma, non sapendo più cosa fare, pensò di portare il figlio al lebbrosario di Ngalane, dove vive la nonna. Mamma e nonna di rivolsero a suor Maria Josè Carregosa Sanatana, la Maestra Pia Venerini, di origini brasiliana, che da tanti anni dirige il lebbrosario ed è considerata l'Angelo dei malati. Commossa dalle suppliche delle due donne e impressionata dalle urla strazianti del piccolo, la suora ebbe una sola idea: proporre ai Lebbrosi di invocare con tutte le forze la sua Fondatrice, Rosa Venerini. il catechista del villaggio, Joseph, suonò la campana a raccolta. Tutti risposero all'invito di cominciare una Novena di preghiera alla Beata Rosa Venerini. C'erano cattolici, luterani, animisti, uniti da un'unica speranza: ottenere da Dio la guarigione del bambino. Al quinto giorno Onguene stava già meglio: cominciò a mangiare volentieri e a giocherellare. Al termine della Novena il ganglio al collo, il gonfiore al ventre e i dolori erano completamente scomparsi. Quando nel mese di novembre, con ritardo inspiegabile, giunse la risposta degli esami, che confermava la diagnosi di adenite turbercolosa follicolo-caseosa, Onguene correva allegramente con i suoi coetanei e non ricordava più i dolori strazianti di tre mesi prima. Rosa Venerini aveva pregato per lui: tutti ne erano convinti. Gli Attori della Causa di canonizzazione di Rosa Venerini hanno sottoposto al giudizio della Congregazione delle Cause dei Santi l'asserita guarigione miracolosa del bambino. L'inchiesta diocesana fu istruita nella diocesi di Ebolawa-Kribi nel 2004 e la sua validità
giuridica fu
riconosciuta dalla Congregazione il 15 ottobre 2004. Il 3 febbraio 2005 si tenne la Consulta medica che emise parere unanimemente affermativo sulla inspiegabilità scientifica della suddetta guarigione. Il 17 maggio 2005 i Consultori Teologi si espressero a favore della preternaturalità dell'evento. Il 13 dicembre 2005 i Cardinali e i Vescovi in Sessione Ordinaria riconobbero anch'essi che la guarigione del bambino Onguene Meyong fu un fatto miracoloso, avvenuto per intercessione della Beata Rosa Venerini. Il 28 aprile 2006 Sua Santità Benedetto XVI ha disposto la promulgazione del Decreto sul miracolo per la canonizzazione. Il 1 luglio nel suo primo Concistorio Ordinario Pubblico ha stabilito la Canonizzazione per il 15 ottobre 2006.
|